Sommario: Berni vince il pasquale di Sestri; sfide calde al Centurini, primo Manfredi; Dritsakos al sociale di Imperia; ancora Gioseffi a Savona, ma Briata lo insidia; un ricordo dell'Amatori Scacchi, di Fabrizio Antonelli.
BERNI METTE LE ALI AL PALAMERLINO
L'incontro decisivo
Berni bum bum, bussa sei volte al Palamerlino! È successo sabato 21 marzo, alla semilampo pasquale organizzata dal Gruppo Scacchi sestrese. Il Professore ha vinto con sei punti su sette e ha concluso davanti a Molinari e al vincitore dello scorso anno, Manfredi, collezionando solo due patte (Lazzoni e Molinari). Decisivo il "match point" vincente al penultimo turno con Manfredi. Poi, nell'ultimo round della giornata, Mauro pattava con Molinari (giunto secondo), mentre Vincenzo (alla fine terzo) non riusciva a superare Durdevic, il quale ha ben figurato portandosi a ridosso del vincitore, come pure Giancarlo Badano.
Alla riuscita manifestazione hanno partecipato 44 giocatori. Al termine, premi gastronomici per tutti, nel pieno rispetto della tradizione pasquale.
Per il mese di maggio il circolo sestrese ha aderito a due iniziative di solidarietà: il giorno 9 a Villa Rossi (Sestri Ponente) si terrà la "Festa della Speranza" a cui si parteciperà portando scacchi e scacchiere e giocando con chi fosse interessato; il 30 invece partecipazione al "Che Festival" dell'organizzazione ONLUS "Music for Peace" con un piccolo torneo non ufficiale, cui si potrà aderire attraverso un dono di alimenti non deperibili che successivamente la ONLUS farà pervenire a chi ne avrà bisogno in giro per il mondo.
| 1 | 6 | CM | BERNI Mauro | 1998 |
| 2 | 5.5 | CM | MOLINARI Mario | 2175 |
| 3 | 5.5 | M | MANFREDI Vincenzo | 2246 |
| 4 | 5.5 | CM | DURDEVIC Radoslav | 2099 |
| 5 | 5.5 | 1N | BADANO Giancarlo | 1929 |
| 6 | 5 | 1N | BIANCOTTI Alessandro | 1827 |
| 7 | 5 | EMINI Ekrem | 1740 | |
| 8 | 5 | FM | CIRABISI Federico | 2035 |
| 9 | 5 | CM | CAPUTI Giuliano | 1889 |
| 10 | 4.5 | 1N | GARDINI Enrico | 1830 |
| 11 | 4.5 | 1N | CESARINI Antonello | 1891 |
| 12 | 4 | M | COLLARETA Giovanni | 2081 |
| 13 | 4 | 1N | TRAVERSO Massimiliano | 1953 |
| 14 | 4 | 1N | ALGERI Lorenzo | 1855 |
| 15 | 4 | CM | GANDOLFI Gianfranco | 1834 |
| 16 | 4 | EMINI Salji | 1595 | |
| 17 | 4 | CM | RIVARA Massimo | 1760 |
| 18 | 4 | 1N | BAGGIANI Fabio | 1782 |
| 19 | 4 | CM | MORTOLA Alberto | 2004 |
Seguono altri 25 giocatori
SFIDE CALDE AL CENTURINI
Parte con due patte Vincenzo Manfredi (con Tammarazio e Badano) nel Grand
Prix semilampo di marzo, disputato sabato 28, poi ingrana la quarta, vince le altre
cinque partite e termina solo al comando a sei punti.
Ventinove giocatori hanno partecipato all'appuntamento sabatale che ha visto
brillantemente salire sul podio anche Mauro Berni e il savonese
Alessandro Biancotti, entrambi a 5,5.
Seguono altri quattro giocatori che hanno confermato il loro buon momento in vista
del prossimo campionato a squadre: Menichini (5), Algeri (5),
Tammarazio (4,5) e Mazzolini (4,5).
Tra i ventinove contendenti il più giovane era Samuele Capani, per lui un
utile e promettente test in vista del campionato giovanile under a cui parteciperà
prossimamente.
Manfredi, Berni, Biancotti
FEBBRAIO - 28/02/2015
Pos Nome Punti Bhlz SBrg
1 Manfredi Vincenzo 6,0 29,0 25,00
2 Berni Mauro 5,5 30,5 21,75
3 Biancotti Alessandro 5,5 29,0 21,25
4 Menichini Massimo 5,0 29,0 18,00
5 Algeri Lorenzo 5,0 26,5 18,50
6 Tammarazio Saverio 4,5 27,0 13,00
7 Mazzolini Stefano 4,5 22,5 11,50
8 Solisio Carlo 4,0 28,0 14,25
9 Bavosi Mariano 4,0 27,5 11,75
10 Cirabisi Federico 4,0 27,0 12,50
11 Marchesi Uberto 4,0 24,0 10,25
12 Nicolis Claudio 4,0 23,5 11,00
13 Pesce Leandro 4,0 23,5 11,00
14 Rivara Massimo 3,5 28,0 15,50
15 Badano Giancarlo 3,5 26,0 11,25
16 Gardini Enrico 3,5 24,0 9,50
17 Nikolajevic Tihomir 3,5 21,0 7,00
18 Tusha Ruzhdi 3,0 26,5 9,00
19 Deri Francesco 3,0 25,5 9,50
20 Tanas Carlo 3,0 23,0 5,50
21 Camera Giampaolo 3,0 22,0 5,50
22 Maiori Nicola 2,5 24,5 5,25
23 Badino Luciano 2,5 21,5 7,25
24 Sabba Giorgio 2,5 16,0 2,50
25 Carozzo Marcello 2,0 20,5 2,50
26 Capani Samuele 2,0 19,5 4,00
27 Faggiani Marco 1,5/3 21,5 8,75
28 Marliani Giovanni 1,0 17,5 0,00
29 Pioli Franco 0,0 17,5 0,00
ALESSIO DRITSAKOS CAMPIONE SOCIALE AD IMPERIA
Con l'ultimo turno giocato quasi completamente la sera del 3 marzo 2015 si è concluso il torneo sociale del Circolo Scacchistico Imperiese, cui hanno partecipato dodici giocatori. Il torneo è stato vinto con ampio margine (addirittura con un turno di anticipo!) da Alessio DRITSAKOS con 6,5 punti su sette e una performance da 2021 punti Elo. Sul podio troviamo anche l'arbitro FIDE e giocatore di categoria prima nazionale Alessandro BIANCOTTI con 5,5 punti al secondo posto e il presidente del Circolo Imperiese Gianni ROSSI CASSANI con il medesimo punteggio ma terzo per spareggio tecnico.
Passando invece ai premi di fascia, quello relativo ai giocatori con Elo compreso tra 1600 e 1800 è stato vinto da Franco TONON. La fascia Elo inferiore a 1600 punti ha visto invece la vittoria del giovane Alessandro FAVARO. Tra gli under 16 si è classificato primo Gabriele DELUCIS.
Si è trattato di un bel torneo che ha soddisfatto le aspettative dei giocatori e anche di chi ha deciso di organizzarlo, grazie al supporto del circolo, ma che forse proprio per questo avrebbe meritato un maggior numero di iscritti.
La classifica finale e tutte le altre informazioni sui risultati dei singoli turni sono disponibili nel sito VeSus.
SAVONA: PROSEGUE IL DUELLO GIOSEFFI-BRIATA
L'astigiano Federico Briata ha vinto il 7 marzo il semilampo savonese disputato, come sempre, il secondo sabato del mese, superando allo spareggio tecnico Massimiliano Gioseffi che aveva vinto il mese scorso. Entrambi hanno terminato a 5 su 6. Nello scontro diretto ha avuto la meglio Massimiliano, che però è stato fermato da Tedeschi nel quinto turno, permettendo il recupero di Briata. A mezza lunghezza di distanza dai primi due, Paolo Tedeschi e Alessandro Biancotti. Seguono a 4 Cardona e Tortorella. Ventidue i partecipanti al torneo giocato alla SMS Leginese, presente una rappresentanza del Centurini composta da Gardini e Dordoni.
Noberasco, Gioseffi, Briata e Biancotti
POMERIGGI AL CIRCOLO
Anche partite on line in consultazione
Maiori, Dordoni, Marceca
Da alcuni giorni stavo riguardando e risistemando i miei scarsi cimeli
scacchistici (libri, appunti, fotografie, formulari di vecchie partite...)
senza uno scopo definito; improvvisamente mi ero ritrovato tra le mani
qualcosa che non credevo assolutamente di aver conservato e che suscitò
un'ondata di immagini ed emozioni, lontane nel tempo ma sin troppo vive
e coinvolgenti.
Guardavo pensieroso la data scritta sul formulario e, in un tentativo di
distogliermi dai ricordi, mi ero chiesto: cos'è successo di veramente
importante per il mondo il 29 ottobre 1965?
Se si vanno a consultare enciclopedie online di storia si può leggere
che quel giorno Ben Barka, oppositore del regime marocchino, scomparve
misteriosamente a Parigi, che c'era stata una esplosione atomica
sotterranea nelle Isole Aleutine (Alaska), che l'escalation militare
degli Stati Uniti in VietNam era in corso.
Di fronte a notizie così importanti è
sicuramente molto presuntuoso accostare il piccolo e insignificante episodio
che mi riguarda: la mia prima partita in un vero torneo di scacchi, presso il
Circolo Amatori Scacchi di Genova.
Ma tant'è! Se consideriamo che anche la
Storia con la esse maiuscola, almeno secondo taluni semplicisti, non è altro
che una tra le tante possibili sintesi narrative di innumerevoli vicende
personali, più o meno significative, mi sento un pochino più giustificato nel
raccontare le mie private banalità.
Allo stesso tempo debbo confessare che quanto racconto è per me soprattutto
un pretesto per ricordare Genova e quell'ambiente scacchistico, che per primo
mi accolse e che mi è sempre rimasto nella memoria.
Chiedo scusa a priori se, a distanza di
cinquanta anni, i miei ricordi su qualche dettaglio minore della storia possano
essersi deformati e che io li possa avere in qualche modo abbelliti; assicuro
però che tutti gli aspetti significativi sono assolutamente veritieri.
La vicenda era cominciata con una
telefonata fatta dal mio amico Bernardo (collega salernitano del corso TS1t
1964-1966 di specializzazione in telefonia presso il CIFAP di Via Giotto a
Sestri Ponente) ad Adriano Chicco, il noto problemista ed erudito storico degli
scacchi. Tra l'altro coautore (insieme a Giorgio Porreca) de "Il libro
completo degli scacchi", da me da poco tempo acquistato. Detto libro,
certamente conosciuto da tutti gli scacchisti di una certa età, era di
piacevolissima lettura ed uno dei pochi allora disponibili in lingua italiana.
Per questo era diventato una specie di vangelo scacchistico per tutti i
principianti come me e Bernardo. Con il mio amico, infatti, avevo cominciato
da qualche mese a giocare sia a bridge che a scacchi nel bar-dopolavoro di
via Giotto, per passare le ore libere dagli impegni di studio. Ci illudevamo
di aver raggiunto un discreto livello in entrambe i giochi, ma soprattutto
in quello scacchistico, visto che cominciavamo ad esser considerati dai
nostri colleghi come gli avversari più temibili.
Mi chiedo ancora come il mio amico avesse
fatto a rintracciare Chicco, in quei tempi privi di Google e Facebook (ma forse
era stato sufficiente il banale elenco telefonico).
Fatto sta che Bernardo, in un qualche bel giorno dell'autunno 1965, mi disse:
"Ho telefonato al Dott. Chicco, che mi ha dato l'indirizzo di un circolo di
scacchi. Che ne dici: andiamo a dare un'occhiata?"
La curiosità era forte e cercammo di capire dove si trovasse la sede del circolo.
Per noi, che risiedevamo a Sestri, si
trovava dalla parte opposta di Genova, nel quartiere di Albaro, in una traversa
di Corso Italia di cui non ricordo il nome (rivedendo oggi, con Street View, si
tratta probabilmente di via Quarnaro). E così un giorno di ottobre, quasi
certamente un sabato, giornata per noi libera da impegni di studio, ci
avventurammo in quella zona a noi poco conosciuta. Infatti le nostre
perlustrazioni della città si erano concentrate di solito ad ovest verso
l'allora incantevole lungomare di Pegli, ad est nella zona di Sampierdarena,
alla ricerca degli storici "caruggi", con qualche puntata verso piazza De
Ferrari, via XX Settembre, la stazione Brignole.
La bella passeggiata con vista mare di
Corso Italia fu una piacevole premessa della giornata che ci aspettava.
Arrivati all'indirizzo che ci era stato
indicato ci trovammo davanti alla porta, semplicemente accostata, di un locale
a piano terra, dal quale proveniva un brusio di fondo prodotto da parecchie
voci, mescolate ad una serie ritmata di piccoli scatti metallici. Ci guardammo
un momento perplessi, temendo per un momento che ci fosse stato fornito un
indirizzo sbagliato, poi aprimmo la porta ed entrammo. All'interno di una
grande stanza c'erano forse una ventina di persone, la maggior parte sedute
davanti a scacchiere, impegnate a muovere furiosamente i pezzi ed a colpire a
turno quello che sembrava un innocente parallelepipedo di legno, con due
quadranti e due pulsanti metallici (non ne avevamo visti in precedenza ma, da
ragazzi svegli quali eravamo, capimmo subito che erano i famosi orologi da scacchi).
L'ingresso di quei due ragazzi che si
guardavano attorno, evidentemente un po' spaesati e forse increduli che quello
fosse un tipico ritrovo di scacchisti, richiamò l'attenzione di un signore
premuroso che ci chiese chi eravamo; dalle nostre risposte capì che eravamo
potenziali nuove leve e, dopo averci chiarito che eravamo nella sede
dell'Amatori Scacchi di Genova, che le persone sedute alle scacchiere erano
impegnate in partite "blitz" (lo disse quasi scusandosi, vedendo le nostre facce
perplesse), ci indirizzò verso quello che doveva essere uno dei responsabili
del circolo.
Raffaello Fatai, questo il nome
dell'allora Presidente, ci accolse cordialmente e ci illustrò il Circolo
Amatori (che competeva allora con il più antico e glorioso Centurini ed era
certamente, in quegli anni, il più frequentato di Genova). Ci disse inoltre che
a distanza di pochi giorni sarebbe cominciato un torneo sociale, aperto a
tutti, persino ai principianti come noi.
Il torneo si sarebbe svolto con una cadenza
settimanale elastica (la partita era da giocare tipicamente nel fine settimana
e nei giorni festivi) e la quota di iscrizione, fatto non trascurabile, era
modesta ed accessibile anche a due ragazzi studenti fuori sede come noi.
Alla fine della sua esposizione ci chiese, con fare apparentemente noncurante
che sembrava presupporre, però, una risposta scontata:
"Allora?... Volete torneare?"
(non è un errore di stampa: disse proprio così!)
Bernardo ed io ci guardammo: un attimo di indecisione, poi Bernardo, senza
consultarmi ulteriormente, rispose per entrambi: "Sì!".
I pochi giorni che ci separavano
dall'inizio del torneo li passammo leggendo il libro di Chicco e Porreca e
tentando di imparare qualche rudimento sulle aperture. Sembrava però che i
tanti dubbi scacchistici che avevamo invece che dissolversi aumentassero di
numero: ma ormai era stato deciso e non potevamo fare marcia indietro senza
esporci ad una brutta figura, soprattutto con noi stessi. Ormai ci sentivamo
pronti a tutto, come si può arguire anche dalla nostra brillante preparazione e
condizione atletica.
Giunse alfine quel 29 ottobre fatidico: un venerdì.
Non ricordo esattamente i pensieri che
ebbi quando mi sedetti alla scacchiera, con alla mia sinistra l'orologio e alla
destra il formulario da riempire, ma certamente ero emozionato e timoroso nel
trovarmi per la prima volta di fronte un avversario che, a quanto mi era stato
detto, apparteneva alle categorie nazionali. Non è che allora avessi ben chiaro
il significato delle categorie scacchistiche, l'unica cosa che pensai era che
il mio avversario, il sig. Lertora, era sicuramente pericoloso; e questo non
diminuì certo la mia tensione.
Avevo il bianco e decisi allora di
impostare una posizionale partita di donna, per evitare i temuti trabocchetti,
mortali per gli inesperti come me, delle partite di re.
Sorreggeva le mie speranze una blanda
infarinatura di alcune varianti del gambetto di donna; perciò quando vidi la
risposta Cf6 del mio avversario al mio d4, divenni ancora più cauto. Fare una
mossa, scriverla, premere l'orologio, era per un novizio come me una serie di
operazioni che richiedeva un livello di attenzione notevole; la partita continuò:
d4- Cf6 2) c4 - c5 3) Cf3 - g6 4) Ag5 - Ag7 5) e3 - cd4
A questo punto, già fuori dalle poche strade a me conosciute, ricordo che pensai
a lungo prima di decidere la ricattura del pedone d4; la cosa ovvia era la
ricattura col pedone e3, ma qualcosa mi bloccò. Mi sembrò che questa fosse
proprio la mossa che il mio avversario si aspettasse: ebbi perciò la brillante
idea di volerlo in qualche modo sorprendere!
Non ridete di me! Non è bello ridere delle disgrazie altrui!
Quando, dopo la lunga pensata, presi il cavallo f3 e lo misi in d4 catturando
il pedone, vidi la mano di Lertora che portava rapidamente la donna nera in a5,
dando scacco al re; dopo la mia parata di donna, vidi la ancor più rapida
donna nera giungere in g5, catturando il mio alfiere indifeso.
6) Cxd4 Da5+ 7) Dd2 - DxA
Rimasi di sasso! Avevo preventivato una sconfitta, ma speravo che fosse onorevole!
Sapevo vagamente che a scacchi quando si
è in netta inferiorità è consuetudine e buona norma abbandonare: ma in quel
momento la mia vergogna interiore fu più forte e me lo impedì. Continuai perciò
la partita, facendo apparentemente finta di niente. Dopo più di una ventina di
ulteriori inutili mosse, finalmente abbandonai.
Per la gioia, improbabile, degli
eventuali storici degli scacchi genovesi, ma certamente per quella dei sadici,
questo è il formulario completo di quella partita.
Questa esperienza traumatica e
mortificante avrebbe potuto troncare la mia carriera scacchistica di netto. Se
ciò non avvenne lo debbo da un lato a me stesso, che reagii forse nella maniera
giusta, non avvilendomi eccessivamente; dall'altro debbo ringraziare alcuni
spettatori compassionevoli e in particolare il sig Tabò (in seguito lo conobbi
come ottima persona ed uno dei migliori giocatori del circolo, tanto da
diventare il mio punto di riferimento scacchistico) che mi consolò e mi disse
che, a parte il clamoroso errore iniziale, in fondo non avevo giocato male.
Volli credere alla pietosa bugia, detta con atteggiamento affettuoso da
fratello maggiore; così quella notte, nonostante tutto, riuscii a dormire senza
troppi patemi.
Per fortuna potei riabilitarmi pochi
giorni dopo, il 1° novembre, quando riuscii a vincere al 2° turno contro il
sig. Di Maria una partita lunghissima, ricca di errori da entrambe le parti.
Rinfrancato dalla vittoria, proseguii il
torneo con alterne vicende, perdendo alcune partite, ma vincendone altre. Tra
quelle che mi diedero più soddisfazione ci fu la vittoria contro il mitico
dott. Fontana (uno dei personaggi più divertenti del circolo, con le sue
battute fulminanti e sarcastiche ed il suo spirito sempre combattivo) e la sua
ancor più mitica Difesa Scandinava (debbo confessare che per affrontare questa
apertura a me sconosciuta, seguii i consigli che mi diede Bozzo, un altro dei
giocatori più seri, preparati e disponibili del circolo).
Il Fontana, di certo non intimorito dal
ragazzo che aveva di fronte e per non smentire il suo temperamento battagliero,
sacrificò precocemente un cavallo per due pedoni e si lanciò in un attacco
spericolato; ma, nonostante molti errori, riuscii alla fine a prevalere.
Ma la partita che sicuramente mi diede
più soddisfazione fu quella conclusiva del torneo, giocata contro Tabò:
riuscire a pattare contro di lui, uno degli scacchisti che, oltre alla simpatia
dimostratami, stimavo maggiormente (dopo due mesi, a conferma, avrebbe vinto il
torneo sussidiario A di La Spezia) mi fece capire che stavo imparando e
migliorando rapidamente in quell'atmosfera così stimolante.
Infatti, frequentando assiduamente il
circolo assieme a Bernardo, avevamo ormai preso dimestichezza con l'ambiente,
le persone, i meccanismi di gioco e stavamo iniziando a capire qualcosa di più
del mondo affascinante nel quale eravamo entrati. Credo che tutti i giocatori
di scacchi abbiano passato questa fase: un vero e proprio innamoramento, un
forte desiderio che si appaga soltanto stando seduti davanti ad una scacchiera
e muovendo quei pezzi di legno.
Nei fine settimana e talvolta in qualche sera intermedia Bernardo ed io eravamo
lì, pronti a cimentarci in partite lampo o ad imparare i trucchi del mestiere
osservando le partite dei giocatori più esperti del circolo.
All'inizio del 1966, L'Amatori Scacchi
cambiò sede e si trasferì, sempre ad Albaro, in Piazza Leonardo da Vinci,
presso il Bar Parente; la nuova sistemazione era molto buona: un bel salone al
piano rialzato del bar.
Ricordo che qualcuno ebbe da ridire sul
trasferimento, ammonendo gli altri con il detto: "I Circoli nascono al
pianterreno e muoiono al primo piano!".
Ma, almeno per il tempo della mia
permanenza a Genova (ovvero fino al settembre 1966), la profezia sembrava
assolutamente fuori luogo. Credo che difficilmente un circolo di scacchi
potesse essere più vivo e frequentato dell'Amatori del bar Parente.
Ho saputo solo molto tempo dopo che, agli inizi degli anni '70 il
Circolo Amatori si sciolse, confluendo e fondendosi nel Centurini.
Ricordo che, nel periodo primavera-estate
del 1966, quasi tutti i sabati arrivavo al bar nel primissimo pomeriggio,
insieme a tanti altri, e me ne andavo a notte inoltrata, dopo una indigestione
di partite lampo e di chiacchiere scacchistiche.
Ebbi così la fortuna di conoscere tante
persone interessanti; oltre ai già citati Tabò, Fatai, Bozzo, Lertora, Fontana,
ecco i nomi dei frequentatori più assidui e con i quali ho spesso giocato:
Trombetta, Bianchi, Neri (va bene: prima che lo chiediate lo dico io. Sono
testimone di una partita ufficiale tra i due: il sig. Neri, con i bianchi,
contro il sig. Bianchi, con i neri; non ricordo però il risultato), i fratelli
Di Liberto, Celesti, Briffa, Solisio, Benso, Benzi, e tanti altri ancora dei
quali non ricordo più il nome.
C'era poi il gruppo di personaggi che
costituivano, ai miei occhi di giovane alle prime armi, l'elite del Circolo;
questo per indubbio superiore livello tecnico, come il maestro Mario Grassi, il
giovanissimo Roberto Cosulich (introverso, di poche parole e da poco giunto a
Genova), il "vecchio" e orgoglioso candidato Fazzi, Damele, Resaz, Molinari,
Santoro e gli stessi Bozzo e Tabò (con i quali ero però, come detto, in una
certa rispettosa confidenza).
Infine aleggiavano nel circolo i nomi di
personaggi che solo più tardi capii quanto erano stati importanti, per la
storia degli scacchi genovesi e non solo: quelli di Massimiliano Romi e di
Dario Vanni. Non ricordo di aver mai incontrato di persona Romi, le cui
apparizioni dovevano essere già allora molto sporadiche e di cui si
favoleggiava la patta contro il grande Capablanca.
Conservo tuttavia un ricordo indelebile
di Dario Vanni, a causa di un episodio che sento di dover raccontare.
In uno di quei sabati che descrivevo prima, in una bella e calda serata
di inizio estate, si spandevano nell'aria le note di una romantica
canzone di Sergio Endrigo, diffuse da qualche juke box nelle vicinanze.
Era tardi e mi accingevo a ritornarmene a
Sestri, quando vidi l'ultimo tavolo con scacchiera, dove si era formato un
capannello di persone; mi avvicinai e vidi che si stava analizzando,
probabilmente una posizione di problema. C'era una discussione animata, ed
ognuno commentava e diceva la sua, proponendo mosse risolutive che però
venivano continuamente confutate. Si doveva trattare di un problema difficile,
perché nessuno si avvicinava alla soluzione. Una delle persone sedute, che ai
miei occhi di ventenne sembrava abbastanza anziana, rimirava la scacchiera
intensamente: ad un certo punto propose una mossa e si cominciò a verificarne
la correttezza.
Sì! Era quella giusta!
Mentre tutti, dopo la verifica, si complimentavano, elogiando l'eleganza
della soluzione, sentii Vanni (si trattava proprio di lui) pronunciare,
con un atteggiamento rapito, da vero innamorato degli scacchi:
"Che bel gioco! ...Che bel gioco!".
Quelle poche parole, sentite in quella
bella serata, mi sono rimaste impresse fino ad oggi e mi hanno fatto capire che
il vero appassionato di scacchi resta tale per tutta la vita.
Quei giorni dell'estate 1966 passavano rapidamente e mi resi perciò conto
che la mia avventura umana e scacchistica a Genova si stava ormai concludendo.
A settembre, terminato il corso al CIFAP, mi preparavo a tornare a Roma.
Avevo vent'anni e la chiara sensazione
che si stava chiudendo un periodo della vita: dovevo prepararmi ad affrontare
nuove e sconosciute problematiche, e non solo scacchistiche.
Volli fare un'ultima visita al circolo per salutare almeno qualcuno prima di
partire. Ovviamente ci fu chi mi chiese: "E adesso cosa farai a Roma?"
Mentre tentavo di trovare una risposta non troppo banale riguardo i miei
progetti per il futuro, o magari dire più semplicemente e correttamente: "Non
lo so!", il juke-box rispose inaspettatamente per me.
Ciao Bernardo!
Ciao Genova!
Addio Amatori Scacchi!
FOTO RITROVATA: RITORNO A UN PASSATO CHE NON PASSA MAI
1) Chi è il giocatore premiato nella foto?
2) In quale epoca siamo?
3) Dove avviene la premiazione?
4) Riconoscete gli altri?